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INDICE

1. GUERRA IN IRAQ: E IO COSA POSSO FARE?

2. ATTIVITÀ DEL CENTRO

3. 10-12 APRILE: FESTIVAL DEL CINEMA AFRICANO

4. SUDAFRICA: CRESCE LA CORRUZIONE

5. GUERRA IN IRAQ: DA DOVE VENGONO I SOLDATI AMERICANI

6. BREVI CONSIDERAZIONI DI STEFANO BOCO SULLA GUERRA

7. VERSO CANCUN

8. I CAMPI ESTIVI DI COOPI

9. L’ECONOMIST E LE ONG

10. JACOPO FO E LA GUERRA

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1. GUERRA IN IRAQ: E IO COSA POSSO FARE?

Nella scorsa newsletter, ci chiedevamo cosa potesse fare ognuno di noi contro questa guerra. Il settimanale Carta, nell’uscita del 27 marzo, si è posto lo stesso quesito cercando di dare delle risposte con un servizio di ben 12 pagine sull’argomento. Si parte con una bella foto allo striscione contro la guerra che gli attivisti di Greenpeace hanno appeso a Roma in Piazza Venezia, e si prosegue attraverso interviste, riflessioni e risposte di vari personaggi alla domanda “Cosa posso fare io?”. Troverete poi le analisi di Wu Ming, Marco Revelli e Immanuel Wallerstein, su quelle che saranno le conseguenze di questo conflitto. La loro opinione è che gli USA vinceranno in Iraq, ma perderanno l’egemonia sul mondo.

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2. ATTIVITÀ DEL CENTRO

Il Centro di Documentazione e Ricerca per la Cittadinanza Attiva è aperto il Martedì e Giovedì dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 14.30 alle 18.00.

È attivo il servizio di consultazione libri e riviste e di prestito libri.

Se avete libri da proporre per l’acquisto fatevi sentire.

Il prossimo incontro del corso di COOPI si terrà il 13 aprile 2003, si parlerà dei progetti di sviluppo di COOPI e verranno presentati i viaggi di conoscenza organizzati per questa estate.

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3. 10-12 APRILE: FESTIVAL DEL CINEMA AFRICANO

Si terrà dal 10 al 12 aprile la parte anconetana del Festival itinerante del Cinema Africano, questo il programma:

Giovedì 10 aprile dalle h. 20.30

“Negri di Roma” di Sabrina Varani (Italia) 54 min.

“Rachida” di Yamina Bachir-Chouikh (Algeria) 100 min.

“La Vie sur terre” di Cheick Sissiko (Mali) 61 min

Venerdì 11 aprile dalle h. 20.30

“Portrait d’artiste” di Massimo Luconi (Italia) 22 min.

“Poupées d’argile” di Nouri Bouzid (Tunisia) 90 min.

“Pièces d’identité” di Mweze Ngangura (Congo) 96 min.

Sabato 12 aprile dalle h. 16.00

“Je m’appelle Mohammed” di Chiara Malta (Francia) 26 min.

“Promised Land” di Jason Xenopoulos (Sudafrica) 100 min.

“La genèse” di Abderrahmane Sissoko (Mali) 103 min.

I costi di ingresso sono:

1. due proiezioni (di cui un cortometraggio) € 4.5

2.. ingresso per tutte le proiezioni di una serata € 6

3. abbonamento al festival € 15

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4. SUDAFRICA: CRESCE LA CORRUZIONE

Come è noto, la corruzione nei paesi africani costituisce una piaga che congiuntamente ad altre ha contribuito a causare la povertà endemica di molti degli Stati appartenenti al continente africano. E benché il Sud-Africa sia relativamente immune da tale piaga (il paese si colloca al 36° posto su un totale di 102 nell’Indice della percezione sulla trasparenza della corruzione internazionale e ben al terzo posto tra i paesi dell’Africa) sembra purtroppo non sfuggire a questa regola. Il penultimo numero dell’Economist segnala un caso clamoroso come quello di Tony Yengeni. La storia è questa: Yengeni quando era Presidente della Commissione Difesa del Parlamento sembra abbia dimenticato di dichiarare il 47% di sconto che la Daimler-Chrysler gli ha fatto per vendergli un fuori-strada. La questione di per sé potrebbe riguardare soltanto la fabbrica di automobili e Yengeni se in questo episodio non fosse implicata anche un’altra società molto vicina alla Daimler-Chrysler che, al momento della Presidenza di Yengeni, concorreva all’assegnazione di una commessa per la vendita di aerei da combattimento per il Sud-Africa. Yengeni è stato riconosciuto colpevole e ha perso il posto nel suo partito, l’African National Congress, ed è stato costretto a dimettersi dal Parlamento.

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5. GUERRA IN IRAQ: DA DOVE VENGONO I SOLDATI AMERICANI

Uno sguardo alla provenienza delle truppe americane di stanza in Iraq mette in luce la varietà degli Stati Uniti. L’Economist se ne occupa nel numero della fine di marzo. Dall’inchiesta emerge che due Stati come il Texas e la Florida rappresentano circa un quarto del totale dei militari presenti in Iraq. Anche la collocazione politica dello Stato ovvero se sia governato da un Repubblicano o da un Democratico incide sul fatto che un giovane sia arruolato o meno per l’Iraq. E così la lettura delle pagine della rivista inglese svela che gli Stati del Sud generalmente Repubblicani tendono a fornire un maggior numero di soldati all’esercito degli Stati Uniti: un texano ha otto volte in più la probabilità di essere in uniforme rispetto ad un new-yorkese.

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6. BREVI CONSIDERAZIONI DI STEFANO BOCO SULLA GUERRA

Come preannunciato, il 28 marzo 2003 si è tenuto qui al Circolo l’atteso incontro con Stefano Boco Capo-gruppo dei Verdi al Senato. Ecco alcun degli argomenti che egli ha toccato. Boco, ha inizialmente incentrato il suo intervento sulla enorme esposizione mediatica riservata alla guerra in Iraq mentre contemporaneamente vengono dimenticate alcune importanti questioni. Vediamo quali sono:

1. in questo momento, per Boco, vi sono nel mondo tra 70-100 guerre e, sebbene alcune di esse durino ormai da decenni, nessuno ne discute;

2. oggi ci sono 12 milioni di persone che vivono fuori dei confini del proprio paese solamente in Africa. E anche su questo tema l’opinione pubblica raramente si confronta;

3. vi sono al mondo oltre 50 milioni di persone che sono state trasferite dalle proprie abitazioni per avviare la costruzioni di grande dighe. C’è qualcuno che se lo ricorda?

4. c’è qualcuno che ricorda, chiede ancora provocatoriamente Boco, quanto è successo nel Delta del Niger dove alcune importanti compagnie petrolifere sostenute dal Governo Nigeriano hanno prodotto danni ambientali incalcolabili?

Un altro tema su cui si è concentrato il Senatore Boco è stato quello relativo al commercio delle armi, tema particolarmente attuale soprattutto dopo la modifica della Legge 185/90 che in sintesi:

a. consentiva il controllo del Parlamento sul commercio di armi che coinvolge l'Italia, sia per quantità che per tipo di armi;

b. vietava l'esportazione di armi verso nazioni in guerra;

c. vietava l'esportazione di armi verso nazioni che violano i diritti umani.

Nonostante la strenua opposizione, ricorda Boco, le modifiche alla 185 sono state approvate. D’altra parte, egli concludeva non c’è da stupirsi che queste modifiche siano passate vista l’importanza costruita dal commercio di armi per l’Italia, uno dei maggiori produttori di armi al mondo.

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7. VERSO CANCUN: GLI ACCORDI TRIMS

Quando hanno aderito al WTO, i Paesi del Terzo Mondo hanno dato il proprio consenso alla proibizione di ogni restrizione quantitativa sulle importazioni, alla riduzione delle tariffe su numerosi importazioni industriali e alla promessa di non innalzare le tariffe su tutte le importazioni. Così facendo essi hanno rinunciato all’utilizzo di una politica commerciale per favorire la propria industrializzazione. In passato i Paesi riuscivano ad industrializzarsi tramite una politica di sostituzione delle importazioni, questa strategia viene resa impossibile dal WTO.

La spinta anti-industrializzazione del WTO è ancora più evidente nell’ accordo TRIMS (Accorso sulle Misure Commerciali per l’Investimento.

Nel loro cammino verso l’industrializzazione, paesi come la Corea del Sud e la Malesia utilizzarono numerosi meccanismi innovativi come il fatto di legare il valore delle importazioni di materie prime e di semilavorati da un investitore straniero al valore delle sue esportazioni di prodotti finiti oppure le norme sul “contenuto locale” che stabilivano che una certa percentuale delle componenti necessarie alla fabbricazione di un prodotto dovevano essere di provenienza locale.

Queste regole riducevano lo spazio di manovra degli investitori stranieri, ma premettevano di coniugare investimento straniero e industrializzazione nazionale. Permisero storicamente a questi paesi di incrementare il reddito derivante dalle esportazioni di beni ad alta intensità di capitale, sviluppare l’industria, introdurre tecnologie avanzate e contemporaneamente di proteggere l’accesso preferenziale degli imprenditori locali al mercato interno.

In Malesia, per esempio, fu possibile costruire un modello di automobile costruita all’80% da componenti prodotte localmente e che controlla il 70 % del mercato nazionale.

Grazie all’accordo TRIMS questi meccanismi sono ora diventati illegali.

Per prepararsi all’incontro di Cancun di settembre venite al Centro a leggere il libro “Il futuro incerto” di Walden Bello.

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8. I CAMPI ESTIVI DI COOPI

Anche questa estate COOPI organizza campi estivi presso alcune comunità con cui sono in corso programmi di cooperazione allo sviluppo. I campi sono l’occasione per conoscere da vicino le attività di COOPI e il loro impatto sulle popolazioni e per incontrare i diversi attori coinvolti nei progetti.

Quest’anno i campi saranno sei, in Sierra Leone, Romania, Balcani (Serbia e Kosovo), Camerun, Ecuador e Bolivia. A ciascun campo, che durerà 2-3 settimane, tra fine luglio e agosto, potrà partecipare un massimo di 4-5 persone, accompagnate da un operatore di COOPI.

È richiesta un’età minima di 22 anni, la conoscenza della lingua del paese (o di una lingua “veicolare”, come il francese o l’inglese) e una buona dose di adattabilità e spirito di gruppo. Visto il numero limitato di posti disponibili, i partecipanti saranno scelti dopo un colloquio presso la nostra sede di Milano. Successivamente, in preparazione alla partenza, si svolgeranno un week-end e una giornata di formazione. La quota di iscrizione (a carico dei partecipanti) varia da campo a campo.

Per informazioni scrivere a campiestivi@coopi.org

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9. L’ECONOMIST E LE ONG

Che l’Economist abbia opinioni liberiste in economia lo sapevamo, ma nel numero del 28 marzo ha superato se stesso.

In due articoli collocati uno di seguito all’altro tra gli editoriali il settimanale inglese prima tenta di spiegare perché sarebbe meglio dare più spazio al settore privato nel campo delle fornitura d’acqua e poi se la prende con Oxfam e con la Jubilee Debt Campaign per avere denunciato le politiche di alcune multinazionali in Paesi in via di Sviluppo come Nestlè in Etiopia o Icelandic in Guyana.

Secondo l’Economist così facendo le ONG assumerebbero un atteggiamento ricattatorio e scoraggiano gli investimenti internazionali nei Paesi in Via di Sviluppo facendo un pessimo servizio agli interessi che dichiarano di difendere cioè quelli delle popolazioni povere del mondo.

Una lettura da fare qui al centro un giorno che vi sentite molto no global…….

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10. JACOPO FO E LA GUERRA

Ci è arrivata una e-mail da Iacopo Fo. Numerose sono le notizie che l’artista denuncia arrabbiato e che voleva citare durante la trasmissione televisiva Ballarò, ma che purtroppo, chissà perché, non è riuscito a dire per mancanza di tempo a lui non concesso! Le televisioni di tutto il mondo ci tengono nascosti crimini e violenze che accompagnano ogni maledetta guerra e che anche questa volta sembrano accadere silenziosamente. Ad Al Nasiria un autobus con 22 civili, tra cui numerose donne e bambini, è stato colpito da un missile americano. Gli USA sono riusciti a scatenare un tale odio che i peggiori nemici di Hussein preferiscono stare con lui (sciiti e Kurdi compresi che non si ribellano per non appoggiare in nessun modo l’esercito anglo-americano). L’uranio impoverito che gli Stati Uniti impiegano per rivestire i proiettili anticarro ha provocato la contaminazione di aree dell’Iraq, della Somalia, del Kosovo e l’Afghanistan. Gli USA hanno dichiarato inoltre di ammettere la tortura, e del campo di concentramento Shiberghan e delle fosse comuni con centinaia di Talebani al di sotto dei 15 anni sepolti vivi, per non parlare del milione e mezzo di persone morte a causa dell’embargo.

Ci si può iscrivere alla newsletter cacaoonline, curata da Jacopo Fo, andando sul sito www.alcatraz.it.

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Il numero 7 di questa newsletter è stato spedito a 1.826 indirizzi, per segnalazioni e suggerimenti scrivete a segreteria@circoloafrica.org .

Il prossimo numero uscirà il 29 aprile 2003. I numeri successivi usciranno nelle seguenti date:

13 e 27 maggio 2003;

10 e 24 giugno 2003;

8 e 22 luglio 2003.

Progetto finanziato dal Centro Servizi per il Volontariato (www.csv.marche.it)